Produzione: Germania, 2006
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Interpreti: Martina Gedeck, Ulrich Muhe, Sebastian Koch
Si può vivere in uno stato d’eccezione come se questo fosse la regola? Questa domanda vale per i due protagonisti del film: vale per l’ispettore della STASI, nome in codice Hgw 20/7, e vale per Georg Dreymann, il drammaturgo che il primo deve spiare. Per l’ispettore l’eccezione diviene prima regola e poi professione: la sua voce è estremamente distaccata nella descrizione che fa dei procedimenti da adottare sul metodo migliore per condurre un interrogatorio. Hgw 20/7 crede nel proprio ruolo e crede nella validità di un fine il cui raggiungimento priva di validità ogni giudizio sui mezzi utilizzati. Il drammaturgo Georg Dreymann sembrerebbe, a prima vista, il suo esatto contrario, una diversità visibile anche nei tratti estetici: stempiato e insignificante nel vestire l’ispettore, capelli lunghi e divisa d’artista per il regista. Ma le apparenze ingannano, soprattutto negli stati autoritari che si fondano sulla produzione di apparenze ingannevoli.
[Una prima osservazione: l’artificiosità dei regimi est-orientali viene ricostruita attraverso un mezzo come il cinema in cui la tecnica utilizzata è decisiva nel messaggio inviato. Con un artificio si svela la pesantezza di un altro artificio: attraverso una costruzione si “irride” un’altra costruzione]
Lo stato d’eccezione generalizzato è un ingranaggio dentro cui sono presi sia l’ispettore che il drammaturgo, questa condizione comune finisce per avvicinarli. Certo questo accade per ragioni di lavoro – dal momento che uno spia l’altro – ma è anche vero che il sistema produce da solo il suo corto circuito: avvicina l’inquisitore all’inquisito indebolendo l’organizzazione sistematica dell’incomunicabilità che sta alla base dei regimi dittatoriali. La macchina da presa segue questo processo di avvicinamento. Nella prima parte del film osserva Dreymann con gli occhi distanti, quasi dall’angolo nascosto di una strada. In questa posizione la spia integerrima non sa di lui altro oltre ciò che può immaginare: l’inquisito è ancora uno sconosciuto, ignaro ovviamente di essere sotto controllo e che può essere tutto e il suo contrario. Non si ha ancora, fino a questa fase, un’inquadratura esclusiva sul viso dei due protagonisti: sono ancora personaggi “stereotipici”. La professionalità di Hgw 20/7 raggiunge in questa fase il suo punto più cinico: scandisce come un metronomo la sua invasione discreta nella casa di Dreymann, freddo rivolge una minaccia durissima a una vicina dall’occhio indiscreto.
Il primo viso espressivo è quello di Yerska, regista eretico, “comunista eterodosso” marchiato dalle censure di regime, umiliato per aver difeso la propria autenticità ma dotato di un viso: per questa ragione, perché “libero”. Yerska è l’anello debole agli occhi di un jet-set fatto di artisti, attori e politici. Debole il primo forti i secondi. Tuttavia, come già detto, l’inganno delle apparenze è costante: in un regime totalitario l’ipocrisia è la norma, tutti i protagonisti sono ricattabili, deboli. Le azioni vengono compiute di nascosto, sia quelle di pubblica sicurezza che quelle per la salvaguardia personale: questa artificialità costituisce il tradimento del socialismo e la rimozione del reale diviene la pratica di vita indotta.
Di nascosto agisce l’ispettore. La vicinanza, tuttavia, crea la coscienza di essere utilizzato per fini differenti da quelli immaginati e che, una volta compresi, squalificano i mezzi utilizzati per raggiungerli. Il contatto scompagina le concatenazioni di senso nella vita di Hgw 20/7 che ora vede con un nuovo sguardo: le “vite degli altri”, prima così insignificanti, adesso prendono senso sia ai suoi occhi che ai nostri. Sebbene ancora costrette dentro schemi più forti diventano più consapevoli. Si liberano mentre al tempo stesso la volgarità della coazione di Stato diviene marcata, meschina (un’espressione “fisica” di questo carattere è la figura del ministro, vagamente somigliante a un gerarca nazista o a un maiale che indossa pessimi slip bianchi).
La liberazione dal sistema non è armonica, affatto: essa presenta caratteri estremamente complessi: come ogni libertà è rischio, la stessa conoscenza della verità deve passare attraverso le forche caudine dell’inganno . Tuttavia essa viene accelerata da una passione irriducibile, l’amore, passione così forte da scardinare del tutto la vita di Dreymann e quella dell’ispettore. L’amore è l’errore definitivo nel sistema che apre le porte del proibito: i versi di Brecht, il suono di un pianoforte, la libertà di togliersi la vita.
Il disordine semantico nello stato d’eccezione umanizza l’ispettore, il suo volto acquista espressione mano a mano le vite degli altri perdono reciprocamente il velo d’ignoranza. In questo processo parallelo l’armonia presunta del regime crolla nell’intimo delle pareti domestiche, la verità, come l’amore, arriva a scompaginare i paesi artificiali, obbligando a sua volta Dreymann ad amare a un livello più alto di consapevolezza, dove la prostituzione non è più l’orizzonte di vita. La scoperta della libertà, che esplode nella scena splendida che contrappone l’amplesso di una coppia alla sua riproduzione stenografica, libera il film verso il suo finale, gravando di rischi queste vite e al tempo stesso ricordando che senza rischio non esiste vita degna di essere vissuta.
Assolutamente da vedere.
Paul Sweezy

Ah, la foto è una gentile concessione di: http://www.flickr.com/photos/vellutoblu/
Paul Sweezy
Immagine assolutamente suggestiva!
A nome di tutto il gruppo Vocedellaluna…ti ringraziamo per averci visitato e ti verremo a trovare spesso. Il tuo blog è interessantissimo. Complimenti
Il nostro blog ^_^. Lo gestiamo in due, a presto.
Paul e ChiaraOscura.
Hgw 20/7 si scopre umano prima nel chiedere ad un bimbo come si chiama la sua palla invece di chiedere come si chiama il padre che parla male della Stasi, poi viola le sue consegne facendo sparire la macchina per scrivere clandestina.. Tutto questo lo porterà a pagare con la fine ingloriosa della sua carriera in uno scantinato ad aprire buste con il vapore mentre intorno a lui tutto precipita fino alla caduta del muro.. Anni dopo lo vediamo girare per le strade a mettere pubblicità dentro le buche delle lettere per scoprire poi che Dreymann il suo ultimo romanzo lo ha dedicato proprio a lui ad Hgw 20/7..
Si, alla fine penso non ci sia un momento definitivo nella riscoperta della sua umanità, la scena che indichi è certo importante. Si scopre umano quando scopre la vita. Ricordando Orwell: “Lo psicoreato non comporta la morte, esso è la morte”. Fuori da questa rete di ricatti, si riscopra la vita. E magari si perde il lavoro.
Film splendido. L’ho visto 3 volte, veramente meraviglioso. Oscar meritatissimo.
Anche io lo rivedo spesso, davvero un film splendido.
Trovo questo blog interessante, affine ai miei gusti.
A presto.
Libralibera
A presto allora ^_^
siete tra i miei link.
a presto ;D
Libra
E tu fra i nostri